Si è tornati a parlare del Cid Campeador, della Reconquista, della “guerra di Granada”: si sono riavviate le discussioni sulla natura cristiana dell’identità storica spagnola o sul suo carattere complesso e composito nel quale cristiani, ebrei e mori hanno collaborato a creare una sintesi distinta semmai dal contributo, ma anche dall’intrusione, dei francos scesi dai Pirenei. Ci si è anche molto interrogati, in tempi recenti e meno recenti – e penso ai lavori di Francesco Gabrieli, di Emanuel Sivan, di Amin Maalouf – sulla ricezione araba del movimento crociato; mentre vere e proprie biblioteche sono ormai dedicate, per evidenti motivi d’attualità, al tema del jihad, se esso sia stato il fatto che ha determinato le crociate, o se invece sia vero il contrario, ed esso vada letto essenzialmente come una “controcrociata”. Dal canto suo il libro di Alessandro Vanoli riesce a spiegare, con un’impressionante abbondanza di dati e un sempre vigile spirito critico, in quali modi il secolare confronto tra armi cristiane ed armi musulmane in terra iberica si andò intrecciando a forme di alleanza e addirittura di amicizia tra principi, guerrieri e addirittura popolazioni di diversa fede.