Sin dalle prime parole del loro «proemio» a L’Art de naviguer, Pierre de Médine, nel 1545, e il suo traduttore, nel 1554, ripetono una lezione che già Ulisse e Gilgamesh, prima, di lui, insegnavano ai fanciulli e che nessuna Scuola Navale manca oggi di insegnare ai suoi novizi, dal primo giorno di navigazione: bisogna saper tutto, prima di salpare. Sì, tutto, del mondo e degli uomini, delle pratiche e delle teorie. L’Art de naviguer deve dunque essere letta, per prima cosa, come un modello ridotto del sapere contemporaneo, come una traduzione, in linguaggio di mare, d’una specie di Instauratio magna, nello stile di Bacon.