A più di un secolo dalla morte, il tempo sembra lavorare sull’opera di Burckhardt e di Nietzsche come uno di quei fenomeni ottici che ci fanno vedere meglio le cose man mano che esse si allontanano, dissolvendo lentamente l’alone mitico con il quale una certa tradizione di studi ha avvolto i loro rapporti e le loro opere. Ma molto, moltissimo può fare ancora l’interpretazione storiografica per ricostruire il significato e le vicende di quella dolorosa frattura tra mondo storico e mondo storiografico che segna come un basso continuo la fortuna e la circolazione dei loro scritti, contribuendo così a gettar nuova luce sullo sfondo politico-culturale, sul carattere controversistico che talvolta ha presieduto la pubblicazione postuma di libri, abbozzi, appunti. Ma forse è proprio nella densità inquieta di questo rapporto, e non nella consolante comunione di idee in questa reiterata dissonanza, in queste tacite zone, che risiede il significato storico e culturale profondo di questo sofferto e controverso sodalizio. Senza queste intermittenze, senza le incomprensioni, è impossibile capire perché a tutt’oggi questo rapporto, che si basa peraltro su una esile base documentaria (quattordici lettere equamente divise), non si presta ad una quantificazione e finisce sempre per sfuggire di mano a tutti coloro che hanno cercato negli anni di definirlo attraverso formule o astratti principi. Come ha scritto con straordinaria acutezza Aby Warburg, la percezione rispetto al tempo e al passato è comune, solo rispetto al che fare i due atteggiamenti tendono radicalmente a divergere: «In Burckhardt e Nietzsche i tipi primordiali del veggente si scontrano al confine tra germanesimo e romanismo. La questione è se il tipo del veggente è in grado di sopportare le scosse violente della sua professione. L’uno cerca di trasformare tali scosse in vocazione. La mancata risonanza lo scava continuamente: resta propriamente un insegnante... due figli di pastori protestanti che assumono due atteggiamenti diversi rispetto al senso di Dio nel mondo: l’uno sente il soffio demonico del dio della distruzione e si colloca in una torre. L’altro vuole far causa comune con questo demone».