Il rapporto instaurato dal Leopardi con il suo tempo, nel corso di una breve e tormentata esistenza, si presenta come tutt’altro che agevole e limpido, anzi difficile, faticoso e contraddittorio: il che non è stato senza riflessi dannosi anche ai fini dell’apprezzamento e intendimento critico della sua poesia, a partire dai contemporanei e fino ai nostri giorni. [...] Sta di fatto che il riconoscimento della funzione rappresentativa del Leopardi, e dunque della sua grandezza, non è stato, come per esempio per Goethe o per Manzoni – qualcosa di immediato e di comunemente accettato, bensì il risultato di un lungo processo, una scoperta lenta e tuttora in corso (Natalino Sapegno)