L’opera che presentiamo è un programma lucido e coerente di riforma dell’educazione e un documento notevole del senso della storia rinascimentale. La coscienza del distacco dall’antichità, la visione pessimistica del presente come epoca di decadenza e «barbarie» si traduce in un progetto di «rinascita», fondato sullo sforzo concorde della comunità culturale (respublica litterarum). All’origine di quello sforzo è la percezione di un disagio epocale, una volontà di infrangere le pareti della «gothische Zimmer» propria anche di chi, come Erasmo da Rotterdam, è ben lontano dalla problematica ermetica e occultistica di un dottor Faust. Quando stende la prima redazione degli Antibarbari, il futuro «principe degli umanisti» non ha ancora vent’anni; è un giovane monaco inquieto nel convento agostiniano di Steyn presso Gouda, nei Paesi Bassi settentrionali, dove ha professato i voti nel 1487. A poca distanza da Steyn si trova quella ’s-Hertogenbosch dove Erasmo ha studiato (dal 1484 al 1487) e dove il maggior pittore dell’ «autunno del Medioevo», Hieronymus Bosch, da vita ai fantasmi peccaminosi dell’immaginario, che sono forse, anche, l’utopia di una libertà radicale. «L’uomo spirituale giudica tutto e non è giudicato da nessuno»: questo testo di san Paolo, celebre fra gli eretici del Medioevo e del Rinascimento, sintetizzava un’ansia di ritorno alla condizione edenica dell’uomo, al di là delle strutture sempre più rigide e coercitive della devozione ecclesiastica. Ma la radicalità mistica dei Fratelli del Libero Spirito non fu la via su cui si incamminò il giovane Erasmo alla ricerca della sua propria specie di libertà, difficile conquista di una nuova forma di civiltà e di cultura.