La nuova èra globale viene rinominata in questo libro come il tempo di una modernità “fuori luogo”: uscita, per dirla con Shakespeare, dai propri cardini. Un tempo in cui il tracimare della logica dell’individualismo del mercato e della concezione liberale dei diritti oltre i confini della civiltà euro-atlantica dà luogo alla proliferazione di narrative identitarie eccentriche e di costellazioni culturali irriducibili all’ordine europeo dei valori. Cosa accade alla nozione consolidata di “modernità” quando non vi è più un unico epicentro del mondo? Come viene dislocata la nostra idea del diritto e della democrazia dalle rivendicazioni di “stranieri morali”? A questi urgenti interrogativi il volume di Emanuela Fornari tenta di rispondere ripercorrendo le linee di due paradigmi eminenti della recente teoria democratica: l’ “etica del discorso” di Jürgen Habermas e l’ “approccio delle capacità” di Amartya K. Sen. In ambedue i casi, la sfida lanciata dalla “democrazia degli altri” spinge a revocare in questione alcuni assunti fondamentali dell’antropologia politica moderna. E, al contempo, a rivitalizzare il potenziale inespresso tuttora racchiuso nella tradizione dell’universalismo occidentale.