L’intuizione – l’attimo che fugge, lo scintillio dell’intelligenza – entra come un tarlo nella ragione, pretende di vivere di vita propria, di assumere la forma del pensiero, e, come intenzione, sorpassa i due formalismi opposti, quello dell’istinto e quello ipotetico dell’intelligenza, per stabilirsi come materia, segno, espressione. E diviene progetto. E come progetto, opera la trasformazione, stabilisce i “tempi nuovi” che sorreggono l’utopia, l’immaginario, la fantasia. Il dire si estende alla percezione, la curiosità immaginaria dà origine a un codice segreto, a un modo di intendere e percepire, contrassegnato da mille sensibilità operative, dallo “sguardo” del pensiero e dalle riflessioni dell’atto creativo, fra materia e rigore. Gli scritti di Emilio Garroni sono stati il viatico di questa progettualità, nel quadro di studi teorici di un lavoro in progress, per stabilire “tempi nuovi”. Da qui, per portare avanti il discorso, che è in fondo l’opera di scavo e di approfondimento perseguito in questi anni, l’impegno ineludibile di raccogliere in volume i suoi scritti e le note, pubblicati dal 1967 al 2004, sulle pagine della rivista «Filmcritica», capaci di delineare, nella loro complessità e sistematicità, tra materia e rigore, un approccio estetico al film. E anche innovativo, oltre le prudenze di una interpretazione legata al già detto, portando avanti il discorso, anche tentando di forzarne il significato.