Questi due testi dell'estetica tedesca della seconda metà dell'Ottocento hanno saputo parlare a un pubblico eterogeneo, composto da filosofi, psicologi e fisiologi accademici, ma anche da teorici e storici dell'arte e dell'immagine nonché da artisti, così che non parrebbe eccessivo riconoscerli, nella loro densa vita, quali piccoli classici. Il saggio di Robert Vischer, storico e teorico dell'arte, sul sentimento ottico della forma (1873), e il saggio di suo padre Friedrich Theodor, filosofo, sul simbolo (1887) inoltre, come ricorderà Croce, inaugurano tra l'altro anche quella fortunata e complessa stagione del pensiero filosofico e psicologico, tedesco e poi europeo, che si potrebbe raccogliere sotto il titolo di teoria dell'Einfühlung o empatia.