Le tappe (scandite dai titoli in latino ricavati dalla litania di uno dei Carmina Burana) della malattia del padre, e del progressivo avvicinamento alla morte, si trasformano, in questo poema, in un itinerario liturgico (alla Iacopone da Todi) messo in scena in un requiem che paradossalmente celebra la quotidianità fisica ed etica. Il rapporto tra il padre e il figlio è un rapporto di memorie e di proiezioni oniriche, che il poeta rappresenta in modo drammatico e plastico, evidenziano l’effimero della modernità: nelle poesie di Trinci solo il «linguaggio è vita».