Riprendendo dalla classicità i calchi della favola a sfondo moraleggiante, gli Apologhi albertiani non costituiscono soltanto una testimonianza della letteratura rinascimentale della Corte, ma attraverso l'assunzione di Esopo nel programma educativo dell'umanesimo albertiano essi rappresentano la possibilità di interpretare per via esemplare il terenziano nihil dictum quin prius dictum alla ricerca dell'immutabile dentro la storia. Inoltre ricondurre le forme sensibili alle immaginative della tradizione favolistica non ha significato per l'Alberti allinearsi esclusivamente all'istanza erudita di chi, come Guarino, Ermolao Barbaro, Lorenzo Valla, Ognibene da Lonigo. Gregorio Correr, Leonardo Dati o Rinuccio Aretino, al narratore greco si era rivolto per lo più a scopi didattici, ma anche sviluppare dalle forme arcaiche e classiche una antropologia naturalistica che ha fondato una precisa linea di materialismo albertiano.