Nel rinnovato fervore di studi sul primo Rinascimento è oggetto di particolare attenzione l'interesse che tra il Quattrocento e il Cinquecento si accentuò per le indagini naturalistiche e le "scienze esatte", in coincidenza con la progrediente cognizione delle grandi correnti filosofiche dell'antichità e delle metodiche sperimentali d'ispirazione pitagorica e platonica. In quegli anni, infatti, medici e physiologoi, matematici e tecnici hanno saputo far tesoro di dottrine classiche nell'affrontare problemi concernenti le molteplici forme della natura e del vivere umano e nel cercar soluzioni ai contrasti che inevitabilmente sorgevano con radicate tradizioni e istituzioni religiose e politiche. Si è distinto tra quei dotti, in un momento assai critico per la vita civile dell'Europa, un medico di Colonia, Cornelio Agrippa di Nettesheim, componendo nel 1526 una De incertitudine ac vanitate scientiarum declamatio invectiva, seguita da una Apologia, l'una e l'altra notevoli per la vasta erudizione umanistica oltre che per l'esperienza fisiologica e per l'ispirazione tratta da grandi pensatori laici e religiosi del Quattrocento, quali Nicola Cusano e Giovanni Pico della Mirandola (Giovanni Pugliese Carratelli)