I panorami e gli scorci dei luoghi più cari e la loro memoria; i ricordi e i bilanci sulla guerra e sul dopoguerra; i ritratti di amici e scrittori (Prezzolini, Silone, Fortini, Ragghianti, Pasolini e Calvino, tra gli altri); un autodafè sul mestiere del critico letterario; le riflessioni etiche ed esistenziali, specie sulla morte; e poi le storie in cui fa capolino l’aspirazione a narrare: ecco quanto le curatrici di questo volume hanno inteso riporre materialmente nella valigia leggera che Pampaloni ha immaginato di portare con sé nell’Aldilà. Geno Pampaloni aveva affidato a Raffaele Crovi una pagina intitolata Una valigia leggera perché l’amico ne inventasse un libro – come aveva fatto in precedenza con Fedele alle amicizie (1984) – nel quale raccogliere articoli significativi e scritti inediti. Ne esce l’autoritratto di «un moralista ironico, di un intellettuale vigile verso ogni aspetto dell’esistente e dell’umano, di un uomo capace di trarre con pazienza, con instancabile attenzione, un profitto di saggezza. E un uomo saggio alleggerisce a ogni partenza la propria valigia, tanto che all’ultimo viaggio basta poco: ma quel poco è l’essenziale, l’imprescindibile».