La ripresentazione di alcuni di questi scritti di Rolland ha lo scopo non solo di riesumare un’opera famosissima ma introvabile, anche in Francia, ma di indicare a tutti noi – ormai coinvolti in una paradossale ma pericolosissima nuova «guerra di civiltà» – l’assoluta e imprescindibile necessità che ci mettiamo a nostra volta «al di sopra della mischia» non per giudicare e condannare, ma per capire l’inconsistenza e la stupidità delle ragioni della contrapposizione creatasi tra civiltà, culture e religioni, che sono nate per suscitare dialogo e comprensione, per favorire incontri e comunicazione mai, guerre.

Romanziere, biografo, critico musicale, autore teatrale, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1916, Romain Rolland (Clamecy, 1886-Vezélay, 1944) deve la sua residua notorietà al grande (e lunghissimo) romanzo Jean-Christophe e al titolo – più che al contenuto – della raccolta che qui si presenta in veste parziale: «al di sopra della mischia» è una formula entrata progressivamente nell’uso e che sembra testimoniare della posizione di chi voglia, superbamente e arrogantemente, elevarsi al di sopra dei problemi, da cui non si lascia coinvolgere, e sui quali però si ritiene in grado di pontificare. Applicato a ogni guerra, e tanto più a quella Grande guerra che stava ergendosi davanti alla cultura europea, chiedendo a ciascuno di schierarsi – o di qua o di là – questo atteggiamento non fa che esacerbare gli animi. Rolland cerca invece, strenuamente, quasi eroicamente, di spiegare ai contemporanei (specie francesi e tedeschi), fin dall’inizio della guerra, che le ragioni dello scontro, lo spirito di sopraffazione e l’esaltazione guerresca sono sempre mal posti, quale che si sia la parte da cui li si fa pendere.