Remy de Gourmont, poeta simbolista ma soprattutto critico e storico del movimento (ed inoltre romanziere, scrittore di teatro, giornalista...), autore di questo sorprendente libro sulla letteratura del Medioevo cristiano in lingua latina, nella ‘Prefazione’ dichiara di nutrire per gli oggetti della sua ricerca «una simpatia di natura esclusivamente storica»; ma poi nel corso del lavoro si smentisce nella maniera più ampia e felice, giungendo ad affermazioni come la seguente: «È ben ora che ai poeti dell’antifonario siano resi quell’onore e quella fama di cui li ha derubati l’ignoranza!». Si badi che De Gourmont non è quello che si dice un uomo di fede: quest’opera non è quindi un’apologia della religione, bensì della Bellezza, che per lui va difesa sotto qualunque forma si manifesti e contro chiunque la voglia deturpare o nascondere. Egli inoltre è un letterato e per così dire un dilettante, non un accademico; e dunque si riserva la libertà di “giudicare da sé”, appoggiandosi più alle intuizioni dei suoi colleghi scrittori (come fa costantemente col Joris-Karl Huysmans di À rebours) che al sapere delle Università. Il risultato di tutto ciò è un libro di grande passione e freschezza, in cui i misconosciuti autori di una misconosciuta epoca, trattati familiarmente come contemporanei, vengono sottratti alla manualistica settoriale: e collocati, allo stesso titolo di Baudelaire e di Verlaine, sulla scena della letteratura senza aggettivi.