Per un lettore, per chiunque abbia conti in sospeso con un’assenza mai giustificata, queste pagine fanno da supplenza. Gli offrono le parole, il tono e la tenacia di una resistenza. Qui si disputa con sorella morte e si contesta il suo diritto di lasciare un vuoto. Può togliere dal fianco di un uomo la donna che proprio da lì era spuntata, ma non può estirpargliela dal petto, dove continua a crescere, a gonfiarsi nel respiro. Qui c’è protesta laica che zappa nella piaga e non vuole sanarla. C’è una diffida al dio del tempo che non s’azzardi a soffiare la sua cipria sanitaria, stia alla larga con la sua polvere dallo scasso che sviscera. Qui si svolge una conversazione amorosa fitta e sorda, senza rumori intorno. L’acustica è da chiesa romanica deserta, da bosco di conifere prima del temporale, quando gli alberi stanno sull’attenti e i loro aghi tremano per il fulmine che si sta avvicinando.
(Dalla postfazione di Erri De Luca)