Un Manganelli che “non t’aspetti” pieno di attenzioni, di tenerezza, di “affetti”. Un ossimoro vivente. Nelle lettere familiari, alla fidanzata, poi moglie, alla figlia, al fratello con dolorosamente allegata la madre, alla cognata, Manganelli rivela i suoi sentimenti più teneri e profondi, quelli che poi per tutta la vita cercherà disperatamente di negare, demonizzandoli, quando non irridendoli. Lettere tenerissime, testimonianza di un amore profondo quanto inutile, lettere fortemente “paterne” scritte da chi ignorava perfino il significato della parola famiglia, lettere consolatorie piene di una fortissima religiosità scritte da chi si era sempre professato “ateo”. Un aspetto impensato e impensabile di uno dei maggiori scrittori del Novecento.