Nel 1880 escono, per i tipi dell’editore J. Rothschild, Les dieux antiques, «libero adattamento» mallarmeano di un’opera pubblicata a Londra nel 1867, A Manual of Mythology in the form of Question and Answer, dal reverendo George W. Cox. Stando all’Avvertenza dell’editore il volume vuole essere un manuale di mitologia «ad uso dei licei, dei collegi, dei convitti, della gente di mondo». In realtà, Les dieux antiques sono molto di più di un semplice manuale di mitologia. Nato al termine di un lungo ed estenuante confronto, in cui Mallarmé «aveva felicemente abbattuto quel vecchio e malvagio piumaggio, Dio», il ‘libero adattamento’ non fa che ripensare il manuale di Cox fino a cambiarlo nel libro della nuova ‘teologia’ dell’autore d’Hérodiade. Se gli Dèi della mitologia, secondo la teoria comparatista di Max Müller, altro non sono che figurazioni lessicali (nomina) cristallizzatesi in realtà sovrannaturali (numina), ecco che diventa allora possibile accordare al linguaggio un’inesauribile riserva poetica che fa divino tutto ciò che è umano: esso è l’universale finzione, la ‘gloriosa Menzogna’ che ricopre il Niente da cui il mondo procede.