Con questi scritti, redatti tra il 1908 e il 1922, il grande filologo classico tedesco Franz Boll si propone di cogliere la parentela tra astronomia e astrologia e di mostrare come quest’ultima non sia tanto una pseudoscienza, quanto piuttosto una religione astrale in grado di far transitare la religiosità dal culto del demoniaco alla venerazione di quell’immateriale e sempiterno spirito che è il divino. L’autore passa così in rassegna i momenti cruciali della scienza astronomica greca, gli elementi essenziali dell’astrologia babilonese, egizia e greca, registrando le differenze tra credenza e superstizione e raccontando i miti e le fantasie dell’immaginario collettivo delle società non letterate. Le riflessioni di Boll sulla storia dell’astrologia antica costituirono inoltre il fondamento dell’interpretazione di Aby Warburg delle complesse immagini dei decani presenti nel ciclo di affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara.