Cosa unisce il poemetto Teseo, che narra ancora una volta la sfida al Minotauro, al Canto della Parigi-Dakar? E cosa, ben oltre la stranezza della professione, Il piegatore di lenzuoli a La mongolfiera su cui viaggia un venditore di sale o di sapone? E Il vampiro generoso al Poema tango che dice la storia di un lettore e una lettrice intenti ad acquistare un libro e a sedursi? Forse, il piacere di raccontare storie, prossime o lontane, mitologiche o realistiche; e di farlo in versi, rievocando i modi delle narrazioni orali. «Due antichi desideri hanno soddisfazione nella poesia narrativa: conoscere e ricordare una storia, ricordare e riconoscere un ritmo. Subito, il duplice desiderio e la sua sostanza trovano nella poesia e nel racconto – nell’una e nell’altro, e nella poesia narrativa insieme, con reciproco ausilio – un ordine, e dunque un senso possibile. La voce è il luogo in cui la logica dell’intreccio e la sensualità dei versi aspirano, in questi componimenti, a incarnarsi e ricongiungersi a perfezione. Proprio nella poesia narrativa, del resto, il lettore può meglio percepire le tracce dell’origine orale che accomuna metro e affabulazione: la variazione del respiro di chi racconta e di chi ascolta; il misterioso piacere prodotto dalla movenza della voce, che riecheggia quella del cuore, del fiato, del ciclo della luna, e si modella sulla lena che hanno i ritorni delle maree e del sangue» (M.M. Cappellini).