Vittorio Sereni è noto al pubblico soprattutto per la sua opera poetica. Quattro raccolte, dal Diario di Algeria (1947) a Stella variabile (1979), che attraversano decenni cruciali del Novecento e che, progressivamente, prendono le distanze dal dettato ermetico, per assumere sempre più le cadenze discorsive della narrazione. In realtà Sereni cede variamente a quella che lui stesso aveva definito la «tentazione della prosa», faticosa e difficilmente praticabile, e nel 1980 esce Il sabato tedesco, che raccoglie a sua volta due racconti temporalmente distanti dal punto di vista compositivo, L’opzione e Il sabato tedesco. Era giusto che di questo libro ormai introvabile si proponesse una nuova edizione e che i lettori ritrovassero nella scrittura di un Sereni prosatore la suggestione di una storia sempre possibile: la Fiera di Francoforte, un io narrante dirigente di una casa editrice italiana, l’offerta di un libro di successo, il mondo della contrattazione, e un’opzione di solo ventiquattro ore. A simili presupposti avventurosi corrisponde una vicenda enigmatica, nella quale non accade nulla, e il senso più profondo dei personaggi che entrano in scena è piuttosto da rintracciare nell’evocazione di un’atmosfera e di un ambiente, nell’attitudine dialogica del protagonista che si rivolge a un’interlocutrice misteriosa. Il filo rosso è ripreso, a distanza, dal secondo racconto che, nella coscienza inquieta del narratore, ricongiunge il presente al ricordo del passato; i versi interrompono talora il flusso della storia, ma danno forma a una commistione equilibrata e inconsueta di prosa e poesia. Lo sguardo dell’io rivisita lo spazio e il tempo della Fiera, sebbene la modalità ragionativa prevalga decisamente sugli avvenimenti: l’esperienza vissuta incupisce la rappresentazione della città e della storia, la memoria diventa rievocazione nostalgica e contemporaneamente luogo di autenticità espressiva.