Negli anni tra le due guerre Adriano Olivetti collaborò con alcuni periodici d’architettura («Quadrante» e «Casabella»), con riviste industriali («Tecnica ed Organizzazione»), con organi di stampa in linea con la politica del regime («La Provincia d’Aosta», «Il Lavoro Fascista», «L’Ordine Corporativo»), pubblicando una serie di interventi sull’organizzazione scientifica del lavoro e sulle questioni urbanistiche. Questi scritti, per la prima volta radunati in volume, testimoniano il momento di incubazione e di ricerca, durante il quale matura l’idea di una fabbrica-comunità: un organismo costruito sul metodo cartesiano, che riflette le nevrosi degli individui, ma ne realizza anche le ambizioni e, soprattutto, li abitua al dialogo. La «civitas hominum», che Olivetti cominciò a disegnare negli anni Trenta e in cui continua a credere anche nel dopoguerra, è una realtà in cui la religione del lavoro si sposa con il valore della persona umana, anzi si fa strumento per il suo completamento interiore, lasciando presagire quella lunga e complessa riflessione sulle vocazioni che avrebbe liberato chi sta in fabbrica dall’alienazione delle macchine.