Fin dagli anni di apprendistato a Bologna Francesco Algarotti si dedica all’esercizio della poesia, cui affida uno dei progetti più ambiziosi della propria carriera letteraria. Dapprima fedele agli orientamenti della scuola d’Arcadia, egli avverte ben presto i limiti di una lirica d’occasione asservita alla rima, e con la ‘lettera’ in endecasillabi sciolti si fa portavoce, alle soglie dell’età dei Lumi, di una nuova maniera poetica. Sui versi, sottoposti a un lungo processo correttorio, e non più raccolti in volume dopo la stampa di Nizza del 1783, è sceso tuttavia il silenzio, per i pregiudizi di una storiografia romantico-risorgimentale che ha voluto vedere nel ‘contino’ veneziano il campione di un Settecento frivolo e ‘infranciosato’. L’insieme della produzione poetica viene ora proposto integralmente con il corredo di un ampio commento che, oltre a fornire le indispensabili coordinate storico-critiche, intende fare luce sugli snodi di una vocazione ‘filosofica’ spesso ardua, evidenziandone il ventaglio delle suggestioni, da Orazio ad Alexander Pope. In appendice si presentano, con essenziale apparato informativo, i titoli della limitata tradizione estravagante, dalla giovanile raccolta di Rime (1733) ai pochi componimenti apparsi postumi.