Quel che si è detto per De Sanctis vale per Sapegno. Anche per lui Manzoni rappresentò una “scelta”, con tutte le differenze di prospettiva che una nuova letteratura postbellica avrebbe potuto prefigurare per la sua rinascita e per la rinascita civile tanto in Italia quanto in Europa: lo sforzo da lui compiuto da più di vent’anni per «sottolineare la straordinaria funzione innovatrice della sua opera e la validità nient’affatto esaurita del suo insegnamento» era convalidato da motivazioni storiche e etiche oltre che analitiche e interpretative, tra il lontano ridimensionamento estetico dei Promessi sposi di Benedetto Croce e quello ideologico di Antonio Gramsci, in un’esperienza d’identificazione che precede l’interpretazione.