Oggi dimenticato, Il Bel Paese (1876) di Antonio Stoppani è il capolavoro della divulgazione naturalistica italiana dell’Ottocento, e conta decine e decine di edizioni. Un successo favorito dal precoce ingresso del libro nel circuito scolastico e dalla notorietà dell’autore, apprezzato docente universitario ben presto famoso grazie all’attività pubblica – le sue conferenze pare piacessero molto al gentil sesso – svolta soprattutto al Museo di storia naturale di Milano, che dirige a lungo perseguendo un’intelligente politica culturale di impronta pedagogica. In nome di una proficua e lungimirante collaborazione fra scienza e fede, Stoppani concepisce la divulgazione come un’irrinunciabile opportunità di emancipazione culturale della futura classe dirigente, un momento di formazione imprescindibile per i nuovi italiani che possano così tradurre gli ideali del Risorgimento – al quale aveva partecipato da giovane con entusiasmo – in moderni valori condivisi verso cui orientare la condotta professionale e familiare. L’Introduzione di Luca Clerici propone un approfondito profilo dello scienziato per poi soffermarsi sulle ragioni di tanto successo, interpretando Il Bel Paese come un geniale esempio di sperimentalismo popolare, di opera rivolta a tutti sì, ma in modo funzionalmente originale.