Un’amara riflessione su cent’anni di corruzione in Italia. Con la sua tersa scrittura, Alessandro Galante Garrone ripercorre la storia della «questione morale» nel nostro Novecento, facendosi guidare dal pensiero e dall’azione di alcuni dei suoi «maggiori»: Felice Cavallotti, Benedetto Croce, Arturo Carlo Jemolo, Piero Calamandrei, Ernesto Rossi (cui il libro è dedicato) e tanti altri. Partendo dagli scandali dell’epoca crispina, l’autore con rapide pennellate illustra il progressivo degrado dell’«etica civile» in Italia, dalla Grande Guerra al fascismo, dalle vane speranze suscitate dalla Resistenza alla mancata epurazione, dalla nascita della nostra Costituzione («una rivoluzione promessa contro una rivoluzione mancata», secondo l’accorato giudizio di Calamandrei) fino agli anni di Mani pulite. Pur nel pessimismo di fondo, Galante Garrone non si rassegna a questo declino e lascia nel lettore un filo di speranza, congedandosi con le ultime parole del giovanissimo partigiano Giacomo Ulivi: «Dobbiamo rifare noi stessi».