Il Novecento è il secolo tragico e doloroso del genocidio e dei regimi totalitari, nel quale, ben oltre «il tramonto dell’Occidente», si è assistito al crollo di ogni umanesimo e alla morte della plurimillenaria civiltà contadina. Tuttavia è impossibile ignorare l’altra faccia della medaglia, che si concretizza nella conquista di un benessere inimmaginabile, nella crescita dell’attesa di vita, nell’accorciarsi delle distanze, nelle meraviglie dell’arte e della tecnica. Moderno Antimoderno vorrebbe descrivere quest’intima ambivalenza del secolo, questa sua sostanziale doppiezza, che coinvolge naturalmente i testi della letteratura, per un verso progressivamente radendo al suolo distinzioni di genere e di stile e per l’altro costringendo anch’essa a correre avanti con lo sguardo rivolto all’indietro verso le rovine di un passato travolto dal vorticoso vento del nuovo, come Walter Benjamin ha per sempre descritto l’angelo della storia, l’indimenticabile Angelus novus.