Si faccia avanti chi può dire che Campanile non sia uno scrittore. Lo è certamente e tra i più prolifici. Romanzi, opere teatrali, tragedie in due battute, testi radiofonici, televisivi e pubblicitari, canzoni, sceneggiature di film…cosa non ha scritto Campanile? Eppure, pochi lo sanno, lo scrittore non amava scrivere lettere. Ce lo racconta lui stesso, a bassa voce, con tutto il garbo, l’arguzia e la furbizia di cui dispone. Senza farsene un vero problema, confessandoci invece di sentirsi quasi orgoglioso di aiutare a snellire o addirittura a non alimentare il traffico postale. Fortunatamente, vincendo la sua dichiarata idiosincrasia, qualche lettera l’ha scritta e soprattutto ne ha ricevute in grande quantità, ed oggi, quando pensavamo di aver letto tutto di Campanile, questa raccolta, totalmente inedita, diventa uno strumento indispensabile e allo stesso tempo piacevolissimo, per continuare il nostro viaggio nell’universo della sua letteratura e nella conoscenza dell’uomo e dello scrittore. Alcune lettere ci mostrano l’uomo meticoloso, al limite della pignoleria, sempre attento a seguire, a volte con trepidazione, le vicende legate alla nascita di un suo romanzo, in altre, soprattutto negli scambi epistolari con i familiari, viene fuori il ritratto di un uomo complesso, lontano un mondo dai personaggi e dalle storie che ha raccontato. Lungi da noi la pretesa di svelare chi fosse veramente «l’inventore del cavallo». Ognuno potrà attingere da questi scritti quanto necessario per confermare, modificare o addirittura per stravolgere completamente l’idea che si era fatto. Senza dubbio queste lettere rappresentano un piccolo tesoro e non solo ci consegnano un personaggio che ha potuto vivere tutte le dimensioni della vita, ma attraverso gli scambi epistolari che hanno coinvolto scrittori, letterati, editori e uomini politici ci consentono di avere uno spaccato del ’900 di straordinaria eleganza.