Pubblicato nel 1911, un anno dopo la morte di James, il volume – ora tradotto per la prima volta in italiano – raccoglie un gruppo di saggi mediante i quali il filosofo intendeva replicare, in forma chiara e puntuale, alle aspre critiche con cui era stato accolto Pragmatismo. Un nome nuovo per vecchi modi di pensare. L’insolito tono risoluto di James riflette la sua convinzione che la maggior parte di tali attacchi fossero imputabili alla tipica tendenza dei filosofi ad affidarsi alle disquisizioni astratte, alle tecniche intellettualistiche. Per James, era proprio questa attitudine il principale obiettivo polemico del pragmatismo, la nuova corrente di pensiero di cui era fondatore insieme a C.S. Peirce. La filosofia pragmatista mirava innanzi tutto a provocare una profonda innovazione nel «temperamento della filosofia», cioè a ricollegare le questioni filosofiche alle ricerche scientifiche e alle concrete esperienze umane. Ciò non significava abbandonarsi alla contingenza e svalutare il mondo della filosofia, quanto piuttosto riconoscere la complessità dell’esperienza umana e la fallibilità dei nostri modi di conoscerla.