Il saggio Classical Mythology in Medieval Art venne pubblicato da Erwin Panofsky e Fritz Saxl nei «Metropolitan Museum Studies», in una data che poi la storia definirà simbolica, il 1933. Negli anni della gloriosa Repubblica di Weimar, Erwin Panofsky aveva gettato le basi per la sua identificazione di studioso che contribuì al cambiamento dell’orientamento estetico della storia dell’arte, trasformandola in una disciplina umanistica che si avventura in campi disciplinari confinanti, senza abbandonare né il tradizionale metodo dei conoscitori («laconic art historians») né l’arte degli storici («loquacious connoisseurs»). Con questo saggio, dedicato alle sopravvivenze e alle trasformazioni delle immagini mitologiche e astrologiche dall’antichità al Medioevo, al Rinascimento, Panofsky e Saxl sembrano dare una risposta alla domanda formulata da Aby Warburg: «In che misura l’avvento della trasformazione stilistica della figura umana nell’arte italiana è da considerarsi come il risultato di un confronto su base internazionale coi sopravviventi concetti figurativi della civiltà pagana dei popoli del Mediterraneo occidentale?».