Si ricompone qui, dopo la pubblicazione della tesi di laurea di Mario Soldati, Boccaccino (Aragno, Torino 2009), il ‘dittico delle origini’ soldatiane. Soldati non esordisce come narratore, in prosa, bensì come autore di teatro, in versi, nella sacra rappresentazione e nel dramma in tre atti – la prima inedita, il secondo raro e mai più edito dal ’24 – che qui si pubblicano: La madre di Giuda e Pilato. Tornare a queste origini non serve soltanto a prender atto e meglio definirne la precocità. Il recupero dei due testi, su temi dei Vangeli e della tradizione degli Apocrifi, è necessario per cogliere la radice profonda della religiosità di Mario Soldati, di domande sul credere che – come ricostruisce l’introduzione di Giacomo Jori – attraversano l’opera e la vita dello scrittore. Una lunga vulgata critica ha visto in Soldati il dandy, il gourmet, il narratore ‘libertino’, ma – insegna Roland Barthes – Sade non è senza Loyola. E la religiosità di Soldati non concede facili redenzioni ma è intimamente unitiva, sin da quel teatro giovanile, vorrebbe persino Giuda e Pilato nella «Chiesa […] di tutti gli uomini» (Giacomo Noventa), invoca «pace sulla terra agli uomini di cattiva volontà» (America primo amore).