«La polemica e la stroncatura per il gusto estetico della polemica e della stroncatura considerate in se stesse; [...] per rinnegare oggi quello che era detto il giorno avanti, per affermare oggi quello che si sarebbe sbeffeggiato domani; [...] i giostratori puri, gli agonisti dilettanti della cultura, al di qua di ogni vita morale, che caracollavano e corvettavano soltanto per il gusto capriccioso della saltatio, soltanto per il piacere di battersi, distruttori di ogni idolo e di ogni idea, con la crudeltà avida di chi non crede né a Dio né al suo avversario». Queste parole, che Luigi Russo nel 1933 riferiva alla generazione precedente, si potrebbero ripetere per molti aspetti delle ultime stagioni letterarie in Italia, con un aggiornamento fondamentale: che oggi, cioè, quel gusto dell’esibizione compiaciuta e della distruzione gratuita è sempre funzionale alla costruzione del proprio personaggio e successo di mercato. L’estetismo diventa così elegante maschera di un’operazione volgare, nel segno appunto di una assoluta mancanza di principi ideali (che per il Russo si esprimevano in un Dio e in una religione laica).

Gian Carlo Ferretti
«l’Unità» 18 ottobre 1990