La società di amici è la società etica per eccellenza, fondata su regole non scritte, cui si obbedisce spontaneamente, non per timore di una qualsiasi sanzione, e neppure per supina reverenza a un’autorità superiore, ma per il piacere che si trae dalla loro osservanza: un frammento reale dell’ideale regno dei fini, ove gli uomini per convivere non avranno bisogno che di leggi liberamente consentite. Ma, appunto, non vi è amicizia al di fuori di una vita morale intensamente vissuta, della pratica di alcune verità etiche tradizionali, che nessun codice morale può ignorare.
N. Bobbio, Ritratto di Leone Ginzburg

Un paese ideale, non molto abitato, immune da alcuni vizi tradizionali, e fra loro contrapposti, della vecchia Italia reale (vecchia e sempre nuovissima): prepotenza in alto e servilismo in basso, soperchieria e infingardaggine, astuzia come suprema arte di governo e furberia come povera arte di sopravvivere, il grande intrigo e il piccolo sotterfugio. La solita recita del reciproco inganno.
N. Bobbio, Per un quaderno ritrovato di Leone Ginzburg