Gran parte degli interessi architettonici di Alfonso Gatto matura a Milano, nella prima metà degli anni Trenta, a contatto con Edoardo Persico e gli altri intellettuali radunati intorno alla rivista «Casabella». Oltre la metà dei quarantuno capitoli di cui si compone questo libro, viene pubblicata sul mensile milanese, all’interno della rubrica “Cronaca dell’architettura”, tra il gennaio del 1936 e il novembre del 1937. Tutti gli altri contributi escono su quotidiani, riviste o pubblicazioni monografiche e coprono un arco cronologico di quattro decenni, dal 1935 al 1976. Attraverso questi scritti, che svariano dalla “città radiosa” di Le Corbusier alla Usonia democratica di Frank Lloyd Wright, dal concetto di architettura integrata di Walter Gropius ai principi di razionalità di Giuseppe Pagano Pogatshing ed Ernesto N. Rogers, Gatto non solo partecipa alle polemiche tra stile funzionale e stile mediterraneo, mostrando peraltro una straordinaria competenza in materia di urbanistica, ma giunge ad affermare con fondatezza metodologica quei legami ideali fra letteratura e utopia, che ispirano tutta la sua produzione poetica, a proposito della quale Oreste Macrì avrebbe usato la formula di «ermetismo attecchito nel paese di Campanella».