Nei Promessi sposi tutti tributano un omaggio a Lucia Mondella: da Federigo all’innominato, da fra Cristofo a don Rodrigo. Né si tratta di un omaggio solo spirituale. Quale significato ha infatti la «lieta furia» di Renzo Tramaglino? E perché fra Cristoforo appare persino geloso nella propria carità? Il pudore di Lucia, i suoi rossori, quel suo nascondersi perpetuo a tutto e tutti diventano sospetti. Di questa «angelica creatura» tutti si innamorano nel romanzo e prima d’ogni altro il suo autore che a lei concede ogni privilegio, che per lei giunge a stravolgere la logica narrativa. Generazioni e generazioni di lettori sono rimasti un po’ interdetti di fronte a questa «bella baggiana» intoccabile, che semina conversioni e rispetto, ma anche rabbie e gelosie, pur smorzando sempre sul nascere eccitazioni e desideri. Il mistero incantevole dei Promessi sposi sta ancora intatto in questo: si raccoglie nel fascino e nell’assurdità della protagonista che è il cardine e il tabù del romanzo, tanto che la sua verginità ambita, contesa e custodita finisce per diventarne anche il più potente motore narrativo. A tale mistero, con un rispetto che non esclude un pizzico d’ironia, si accosta De Rienzo che narra – con attenzione critica – il romanzo di Lucia, e svela con delicatezza di scrittura l’intrigo sentimentale che lega Manzoni alla sua creatura.