Quando uno scrittore di prestigio, come i grandi Gadda o Eco o Fruttero e Lucentini, sente il desiderio di entrare in sintonia con l’immaginario del pubblico più largo, nei suoi sogni e incubi, che cosa gli conviene fare? Scrivere un bel libro giallo. Questo è il genere romanzesco che avanza le migliori promesse di far assaporare il fascino di una popolarità senza confini. Non per nulla è la forma più moderna del classico racconto d’avventure, impostato su una trama d’azione congegnata al millimetro e con un protagonista che reincarna la figura tipica dell’eroe positivo. In più, c’è l’eccitamento della curiosità insito nella ricognizione di un mistero di morte che non può restare invendicato. Ma le regole costitutive del giallismo sono duttili e lasciano aperte ampie possibilità di incroci e innesti con altri modelli romanzeschi, dallo storico al fantascientifico, dall’erotico all’orrorifico. Vittorio Spinazzola, che da tempo si occupa dei problemi della leggibilità nella letteratura contemporanea, analizza spregiudicatamente tre casi di successo giallo altamente qualificato: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, La donna della domenica, Il nome della rosa. Nell’esaminarne le strutture formali e gli orientamenti psicosociali, di ciascun libro vengono messi in risalto sia gli aspetti di adesione alle caratteristiche generali della narrativa poliziesca sia le peculiarità di stile che li rendono prodotti inconfondibili di personalità autoriali d’eccezione.