È veramente difficile indicare un altro scrittore la cui Weltanschauung sia impregnata in modo più profondo della parola di Gesù Cristo: l’angolatura del suo rapporto con il reale, con l’esistenza, con l’Assoluto, con il prossimo, con il dolore, con il paesaggio, con i valori e con i disvalori, si incarna in una spiritualità che nella Buona Novella trova senso e illuminazione. […] Il ‘lievito’ poetico del realismo di Beck apre squarci di vita privata con quella cifra stilistica “mescolata” individuata dal grande critico Erich Auerbach come caratteristica dei Vangeli. Il poeta cala la ‘tragicità’ nella dimensione della famiglia, delle amicizie, degli affetti, delle esperienze di incontri letterari e personali, nelle riflessioni suscitate da eventi ‘minimi’. […] Grazie a una salda concezione poetante acquistano unità e coerenza anche gli altri temi, come quello del “sorriso”, parola chiave dell’intera raccolta, ‘luce’ del volto, arma micidiale dell’amore, segno distintivo del cristiano.
(dalla Postfazione di Giuliano Ladolfi)