Che cosa spinge Sapegno ad un impegno di traduttore così imponente? Una forma di umiltà, l’estremo scrupolo nell’avvicinarsi il più possibile, con reverente attenzione, agli autori studiati, nella convinzione che il critico è prima di tutto un lettore: in questo senso, l’impegno del traduttore è un aspetto che in Sapegno integra la profondità e il rigore dello studioso e del divulgatore. Ma non c’è solo questo. L’assiduità con la quale il grande erudito si piegò all’umile esercizio del traduttore ci fa cogliere in quest’ultimo il “cantuccio lirico” nel quale il critico si rifugiava per rendere personale ed esclusivo il suo diuturno colloquio con le voci più alte del passato, affiancandosi ad esse nel sentire e nel dire.
                                   Lionello Sozzi