[…] Si nota subito che dentro a quell’armonia ritmata ci stanno due prese di respiro determinate dal muovere dei remi e dalle flessioni del corpo che spinge sul paradel (il lungo baston de pressa). […] questo tuo è un ritmo sghembo da voga e per declamarlo come si deve, bisogna immaginare proprio quella gestualità. […] Nella mimosa ci viene in mente la ribellione delle donne che furono bruciate dentro la loro fabbrica in America agli inizi del ’900. Al funerale c’era gente misera e non avevano fiori da stendere sulle bare delle donne uccise. Lungo la strada si levavano degli alberi carichi di fiori gialli. Uomini e donne si arrampicarono su quelle piante per strapparne i rami e adornare di quel giallo crudo i feretri di legno nudo. Nella seconda strofa […] fai un commento tutto rivolto a noi, soprattutto ai ragazzi e le ragazze delle ultime generazioni e qui c’è subito un commentario brutale che ritrova l’originale addirittura in Ruzzante, il nostro più grande teatrante di tutti i tempi, quando parlando della coscienza e della conoscenza così s’esprime: «Troppo in fretta ho lasciato / che sfuggisse sotto le mani il tempo / così non mi sono potuto preoccupare di godere / della straordinaria imbecillità della giovinezza e del sapere imparato giocando». […]
(Dall’entrata di Dario Fo)