Attraverso dieci nodi critici nei quali un dato concetto si integra con alcune immagini esemplari formando un «ideogramma», il saggio propone una lettura trasversale del momento barocco con ampie digressioni tra la fase storica secentesca e le sue reviviscenze nel XX secolo. Alla definizione dei dieci ideogrammi (La meraviglia, La contestura, La piega, Il Gran Teatro del mondo, Il parlar senza parole, Il vero (illusione e disinganno), Il microscopio, Il telescopio, Il vaso cinese, Il gioco) concorrono scrittori, filosofi antichi e non (da Marino e Lubrano a Gadda, Zanzotto, Proust, Spinoza, Deleuze), e artisti come Guarino Guarini, Zurbarán, Vermeer…

Si tratta dunque di rimettere in gioco [...] tutte le carte di un percorso testuale pronto a inseguire, labirinticamente – o ludicamente – tutte le combinazioni, le contaminazioni, gli slanci, pronto a disgregarsi in frammenti e a ricomporsi in nuove immagini, a contrarsi ed espandersi nelle tensioni di un’epoca lacerata tra reificazione e mistica, natura e illusione, pronto a insinuarsi fra le sue pieghe, anzi a puntare su di esse...
(G. Scianatico)