Storia della civiltà letteraria e della vita intellettuale, delle idee e delle mentalità che ebbero a segnare le vicende italiane tra Due e Cinquecento, quest’opera si presenta come un’occasione, in un paese in cui continuano a dominare concezioni invecchiate o solo epidermicamente nuove, per riflettere sull’opera letteraria e poetica partendo per così dire dal basso, ossia dalla società e dalla sua concreta dialettica. La rivoluzione incompiuta è comunque il titolo di questo libro che, esaminando le immense trasformazioni – civili, psicologiche, religiose, politiche – della nostra penisola allora decisamente all’avanguardia tanto da un punto di vista storico-economico quanto da uno artistico culturale, non riuscì tuttavia, pur dominando la scena europea dal Duecento al Rinascimento, a costituirsi in uno di quegli Stati assoluti (quali la Francia, la Spagna e l’Inghilterra) che, soprattutto dopo la scoperta dell’America, avrebbero governato e dominato, anche linguisticamente, il mondo. La sua “rivoluzione”, soprattutto per certa cecità dei conservatori e dei moderati di allora, oltre che per le responsabilità della Chiesa cattolica, rimase “incompiuta” e solo Machiavelli – rimasto tuttavia completamente isolato – riuscì a comprendere quale grave prezzo si sarebbe dovuto pagare nel rimanere ostinatamente legati alle tradizionali strutture della “città-Stato”. In questo quadro tanto affascinante quanto articolato di uno dei periodi più straordinari della nostra storia, prendono particolare risalto le figure di un Dante e di un Boccaccio, l’uno e l’altro con gli occhi sempre rivolti alla società del loro tempo, uno intendendola come “antagonista” l’altro come “protagonista”; come prendono altresì risalto quelle di un Petrarca e di un Leon Battista Alberti, il primo tutto teso a costruire quella cultura dell’umanesimo che diverrà presto cultura europea, il secondo sempre rivolto ad amaramente riflettere su quei ripiegamenti che già alla metà del Quattrocento cominciavano a profilarsi e a incombere con minacciose conseguenze. Quello che poi il lettore scoprirà forse con sorpresa è che più di uno dei temi sopra i quali oggi si fa tanto chiasso – il contrasto tra economia pubblica e economia privata, il problema della burocrazia amministrativa come costituita da un personale di “fannulloni”, il ruolo degli stessi intellettuali presto passati da umanisti autonomi e indipendenti a cortigiani del potere – viene affrontato, discusso e svolto da questi nostri “antenati” con una serietà, un vigore di riflessione e una pensosità assolutamente incomparabili col livello intellettuale della nostra attuale classe dirigente.