Questo volume, diviso in due parti e animato da più temi, raccoglie le poesie scritte da Curzia Ferrari negli ultimi anni, praticamente dopo la pubblicazione di Fondotinta (Aragno, 2006). L’autrice continua qui l’arduo percorso di ricerca etica e linguistica che sempre l’ha contraddistinta. Di composizione in composizione si snoda il duro e pertinace filo – un filo di ferro spinato – delle riflessioni sulle cose, gli eventi, soprattutto il Tempo e la Morte, entità di fronte alle quali si pone spesso in terza persona, non reggendo il suo vocabolario affilato e crudo alla specchiatura del sé. La sequenza dei quadri è solo all’apparenza personale. La Ferrari coinvolge il mondo di tutti, sono suoi compagni gli oggetti del quotidiano animati e vivi, i luoghi, le facce delle persone: negli eventi passati ritrova sempre un aggancio con il presente e il domani, fino ad essere non solo rigorosamente testimoniale ma profetica. L’acume psicologico fa di questa “Lucertola”, al di là della poesia, un libro di meditazione. Del resto fu un critico come Carlo Bo a intuire e sottolineare, in un saggio ormai lontano, che stringere i pensieri era la «condanna» di Curzia Ferrari, la «radice del suo essere».