Viene qui per la prima volta presentata, convenientemente annotata, la prima traduzione integrale in lingua moderna (testo latino a fronte) del celeberrimo Policraticus, ossia quel libro sull’‘uomo di Stato’ che il filosofo inglese Giovanni da Salisbury, scomparso nel 1180 quand’era vescovo di Chartres, l’altrettanto celebre culla dell’umanesimo europeo, scrisse tra mille occupazioni poco dopo la metà del secolo e a cui guardarono con grande simpatia uomini come Dante Alighieri e Francesco Petrarca. Per la prima volta dal tramonto dell’età medievale (possiamo ben dirlo) compariva col Policraticus la critica, la più radicale possibile, ai costumi che regnavano allora nelle corti e nella vita politica in genere – la Chiesa tutt’altro che esclusa se proprio contro di essa verranno scagliati i dardi più acuminati. In un’età in cui l’estremo feudalesimo si veniva lentamente dissolvendo sotto gli impulsi del risveglio del commercio e della progressiva rinascita delle città, era quasi inevitabile che s’imponesse la riflessione sull’organizzazione di uno Stato nuovo, dello Stato moderno (Chiesa ed Impero ormai avviati sulla strada del declino), e pertanto, altrettanto inevitabilmente, sulla figura dell’ ‘uomo di Stato’, del Principe – sui suoi costumi, i suoi obblighi, i suoi doveri, rispettosi naturalmente della superiore fede cristiana ma intimamente ‘laici’ nel rispetto, ancor oggi disatteso (e di qui quindi l’attualità di questo grande testo), di una delle fondamentali ‘virtù’ che dovrebbero essere proprie dell’uomo: il senso della giustizia. E fu questo appunto il compito che, in otto libri, si assunse John of Salisbury con lo sguardo soprattutto rivolto alla Chiesa universale, all’Inghilterra, alla Francia e alla nostra Italia, ancora avvertita come l’erede della grande Roma antica. E in due direzioni: una (i primi sei libri) tanto descrittiva quanto fortemente critica della vita di corte sia laica sia ecclesiastica allora regnante – una vita estremamente caratterizzata (ieri come oggi) dalla corsa al denaro e al prepotere, e dunque al sopruso, alla corruzione e alla violenza comunque mascherati; una seconda (ultimi due libri) dedicata ai grandi. insegnamenti dei filosofi, del ‘cristiano’ Platone soprattutto, e dell’autentico cristiano Agostino – la pars costruens dopo la pars destruens. In breve: è col Policraticus che inizia, in terra franco-inglese, quella tradizione di pensiero sulla «civitas terrena» in senso moderno che avrà il suo culmine nel Principe di Machiavelli.