Nel 1821 Stendhal è esule in Francia, in una Parigi che definisce «patria della piccolezza». Inseguito dalla polizia austriaca ha dovuto lasciare la "sua" Milano. Con le finanze allo stremo e l'incubo del futuro, Henry Beyle si fa giornalista e scrive articoli di critica d'arte per delle riviste, anche britanniche. Della produzione giornalistica di Stendhal fanno parte tre testi recuperati e riuniti sotto il titolo di Salons. Il titolo fa riferimento all'esposizione del Louvre del 1822 che suggerì all'autore «una critica amara». «L'occhio esercitato» di Stendhal si mostra inesorabile verso i pittori suoi connazionali, cui rimprovera una certa anemia espressiva e la mancanza di sentimento a profitto dell'enfasi della forma che può giungere sino alla posa teatrale. Per Stendhal i pittori della scuola francese sono aridi, mancano di pathos che non contrasta con il bello. Anzi, gli dà vita, movimento. Da questi articoli giornalisti si ha la conferma della leggerezza insondabile e tuttavia riconoscibilissima della scrittura di Stendhal. E traspare in controluce quel To the happy few che pose a chiusura della Certosa di Parma (Vito Sorbello)