«È impensabile – ha scritto Osip Mandel’štam – leggere i canti di Dante senza volgerli al presente. È per questo che essi sono stati creati». Volti al presente sono i saggi che qui inscenano il tema della giustizia e del suo rapporto tra immanenza e trascendenza ovunque presente nel gran teatro della Commedia. Il poeta giudice contamina colpa e riscatto conciliando il divino della sentenza con l’umano della memoria terrena. Preminente è in ogni cantica l’istanza di una rappresentazione che apre scenari di realtà vissuta, non solo rievocata. E di quella ineguagliabile drammaturgia si nutre e si rigenera nel tempo l’interpretazione del poema.