Nel giugno 1939, a tre mesi dallo scoppio della seconda guerra mondiale, il quotidiano democratico «Alger républicain» pubblica, con il titolo Misère de la Kabylie, un breve denso vibrante reportage in undici puntate a firma di un suo giovane collaboratore, Albert Camus. È una inchiesta mossa dall’indignazione per lo stato di degrado e di indigenza in cui versa la popolazione della Cabilia, una vera e propria requisitoria contro l'amministrazione coloniale francese. «In una delle regioni più belle del mondo – scrive Camus – un intero popolo patisce la fame» e vive in un avvilimento «che neanche gli schiavi conoscevano». Sdegno e misura, professionalità e esattezza di documentazione caratterizzano lo stile di questo straordinario reportage. Camus, teso come sempre alla verità delle cose, tenta infine anche qualche ipotesi di soluzione, nello spirito dell’incontro e della convivenza fra popoli diversi che fu la sua utopia. Il testo è tradotto per la prima volta integralmente in italiano. Era stato ripreso, con alcuni tagli, dall’autore e inserito in Actuelles III: Chroniques algériennes 1939-1958, pubblicate da Gallimard nel 1958, quando ogni ipotesi di ricomposizione era ormai impensabile di fronte al precipitare della crisi algerina.