Camillo Sbarbaro, suo insegnante di greco, di lui scrisse: «A Giorgio devo d’aver conosciuto dappresso un eroe». E Giorgio eroe lo fu nella morte e nella breve vita, mettendo nel suo impegno umano e culturale la passione inesausta di un giovane che voleva, attraverso l’arte e la letteratura, darsi ragione di come funzionasse la «macchina del mondo». Giorgio Labò era nato il 29 maggio 1919, figlio unico di una coppia di formidabili intellettuali. Trovò la sua strada nell’architettura, nella critica d’arte, nella letteratura e nell’opposizione al regime nazi-fascista. L’esito della sua esistenza fu drammatico: il 7 marzo 1944 venne fucilato dalla SS a Forte Bravetta. La vita di Giorgio – raccontata per la prima volta in questo libro, anche attraverso le sue lettere inedite e i suoi scritti – è messa in risalto nella sua esemplare linearità: sia ch’egli scriva di critica d’arte, sia che confezioni esplosivi per le formazioni dei Gap romani. Giorgio Labò coniugò, esemplificandola, la felicità intellettuale con il rigore morale.


OPERA VINCITRICE DEL PREMIO MATTEOTTI 2012 CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE:
«Attraverso la ricostruzione della breve ma intensa vicenda umana di Giorgio Labò, partigiano e intellettuale fucilato a Roma dai tedeschi nel 1944 a Forte Bravetta, il volume di Pietro Boragina, presentato in una raffinata veste editoriale, offre un suggestivo affresco, tratteggiato con grande e commossa partecipazione, della vita artistica italiana degli anni Trenta, ma anche e soprattutto, delle pulsioni e dei fermenti politici che animarono promettenti pittori, scultori, scrittori, poeti in vista della costruzione, dopo la fine della dittatura, di una società fondata sulla libertà. L’esistenza tragicamente interrotta di Giorgio Labò, divenuto in giovanissima età un riconosciuto cardine del cenacolo raccolto attorno al movimento di «Corrente» e alla cosiddetta «Scuola Romana», assume, nel lavoro di Piero Boragina, un valore simbolico di scoperta, anche grazie alla cultura, dei valori di libertà e democrazia».


OPERA VINCITRICE DEL PREMIO GIURIA VIAREGGIO-REPACI 2012 CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE:
«Occorrono troppe vite per farne una»: potrebbe essere la sigla, di matrice montaliana, di questo saggio reticolare ma saldamente centripeto, densissimo di dati e documenti inediti eppure sobrio ed essenziale. L’autore ha saputo ricostruire, intorno alla traiettoria fulminea della breve compiuta biografia di Giorgio Labò - architetto in formazione e provetto artificiere dei GAP, intellettuale precoce e combattente impavido della Resistenza - un intreccio di vite e di storie, di fatti e di antefatti, in una mossa geografia italiana, tra il primo Novecento e la seconda guerra mondiale. Dalla Trieste ebraica delle sorelle Morpurgo alla Genova mazziniana e antifascista della famiglia Labò; dalla Milano delle avanguardie artistiche e delle riviste di architettura alla Firenze inquieta di Montale Bilenchi Pratolini, il racconto si dipana con ritmo paziente per convergere a Roma occupata dai tedeschi, fino al momento dell’arresto e della fucilazione di Giorgio. La scrittura fa emergere per gradi il tempus interiore dell’individuo, che si manifesta nella scelta, briosa e inflessibile, del proprio destino. Ne risulta una biografia tagliata al vivo dentro il contesto di una stagione tragica della storia d’Italia, con rilievo storiografico notevole, in virtù dell’attenzione sensibile del Boragina nell’affrontare la questione della costruzione stessa, da parte dei testimoni diretti, degli eventi contemporanei, di «quel particolare passato che si chiama presente».