Scritto per la riforma di un monastero benedettino, questo Discorso sulla riforma dell’uomo interiore è uno degli scritti più segreti di Giansenio, lontani dai rumori del mondo, che hanno avuto un’importanza enorme. Sainte-Beuve ci racconta come questo testo arrivò nelle mani di Blaise Pascal. Il padre di Pascal, scivolando d’inverno sulla strada ghiacciata, si rovinò l’anca e dovette ricorrere alle cure di due medici molto esperti e molto pii, che vissero nella residenza dei Pascal per tre mesi. Nelle loro valige, oltre agli strumenti e alle medicine necessari per le cure, portarono dei libri, tra cui un opuscolo di Giansenio, che misero a disposizione dei loro ospiti. Blaise Pascal, giovane scienziato di prodigioso talento, si era fino a quel momento poco interessato ai problemi della religione, accontentandosi di seguire le credenze e gli usi della famiglia. Quando lesse questa implacabile predica del vescovo di Ypres rimase folgorato come fosse diretta espressamente a lui. I temi austeri, rigorosi, spietati di Giansenio, che condannava i tre peccati fondamentali dell’uomo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita sconvolsero l’anima del giovane Pascal e dettero un nuovo indirizzo al pensiero scientifico, filosofico, teologico di una delle più alte menti della cultura occidentale. Questa è la prima traduzione italiana, che ha come introduzione un illuminante brano tratto dal Port-Royal di Sainte-Beuve.