La Teoria della giustizia nasce dal corso che Norberto Bobbio tenne nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino nell’anno accademico 1952-53, come ordinario di filosofia del diritto. Le lezioni di allora mantengono, accanto alla spontaneità dell’esposizione e dell’argomentazione miranti a tenere sempre viva l’attenzione degli studenti, un tono e un livello scientifico assolutamente integri anche nei passaggi più complessi. Un paragrafo per lezione, all’incirca, testimonia l’intensità del suo insegnamento e il ritmo con cui sviluppava i diversi passaggi delle varie problematiche. Si può dire che in quel corso del 1953 si chiarisca in Bobbio stesso il disegno della sua riflessione successiva: da quel momento in poi egli sarà sempre meno (soltanto) giurista e sempre più (anche) filosofo politico. Questo vero e proprio documento (mai ristampato prima d’ora) del magistero scientifico di Bobbio svolge il compito di cerniera tra i suoi due fondamentali interessi culturali: la filosofia del diritto e la teoria politica. Nell’idea di giustizia egli individua l’incontro e l’intreccio tra tre fondamentali dimensioni della realtà umana: pace, uguaglianza e libertà. Bobbio mostra come queste si sviluppino nella storia del pensiero politico e le riconduce infine a unità, attraverso la logica delle coppie antitetiche (una tecnica argomentativa che egli utilizzerà un’infinità di volte) dapprima, per cercare poi di ricondurre a unità i tre valori della giustizia, pur sempre comunque emblematicamente coinvolti nella «crisi politica del nostro tempo», come Bobbio conclude. Allora come oggi. Una intensa e affettuosa Prefazione, scritta per questa occasione, di Gregorio Peces-Barba Martínez attualizza la lezione bobbiana e ne illustra l’ancora intatta capacità didattica e la fecondità delle interpretazioni che discute. Nelle parole conclusive di Peces-Barba, «Bobbio si è rivelato un precursore che ci ha indicato il giusto cammino da percorrere».