Forse solo la «questione della lingua» si può confrontare a quella delle «due culture» (così tuttora definita a partire dal titolo di un vecchio intervento di Charles P. Snow) – per l’andamento sussultorio, carsico, alternativamente sopito o incandescente: dove periodici momenti di recrudescenza persino violenta preludono a eclissi tanto più fonde quanto meno spiegabili. La misurazione del fossato che separa la cultura scientifica dalle humanities è infatti un compito che si tende ogni volta a negligere, per così dire, per eccesso di pregnanza. Soprattutto oggi, che l’estremismo liberista e tecnocratico pone in discussione alla radice la legittimità degli studi umanistici, non si può evitare di ricostruire per quale strada si sia giunti alla reciproca diffidenza e alla vera e propria incomunicabilità che, se non è certo un fenomeno solo italiano, da noi ha raggiunto la misura d’un vero e proprio scisma. È quanto fa Pierpaolo Antonello in questo ampio saggio storico e problematico che ricostruisce nel dettaglio – ma sulla scorta di un ampio respiro filosofico ed epistemologico – i rapporti obliqui intrattenuti dai nostri apparati intellettuali con il pubblico e l’ideologia, i riti di una certa maniera di fare filosofia in senso reattivo più che propositivo, gli ambivalenti complessi nutriti insomma dalla nostra cultura. Viene così alla luce un fitto reticolo di immagini, metafore e ideologemi che hanno caratterizzato il Novecento italiano e attraverso i quali la scienza è stata pensata e raccontata. Passando per isolate figure di eretici ‘pontieri’ quali Gadda o Vittorini, Preti o Timpanaro, si sfoglia così il cahier de doléances di una cultura, la nostra, che in nome della battaglia contro il materialismo – dall’idealismo della prima metà del secolo al neomarxismo ‘apocalittico’ anni Sessanta, dal ‘debolismo’ postmodernista sino all’attuale emarginazione della scienza da un dibattito culturale affetto da un provincialismo profondo quanto compiaciuto – si è lasciata sfuggire tutti i possibili appuntamenti con la modernità.
Andrea Cortellessa