La geografia in Guido Gozzano ha coordinate semplici e, se si esclude il passaggio in India, di per sé eccezionale e raccontato in Verso la cuna del mondo, tutta si risolve nel viaggio verso l’infanzia , verso il materno paese canavesano che in qualche modo fa da contraltare alla gaia Torino, «città favorevole ai piaceri». Agliè, il dolce paese che non dico, è dunque il rifugio, il luogo eletto della solitudine e dell’ironica meditazione poetica, popolato di fantasie e in qualche modo, visti i costanti traffici col passato, anche di fantasmi. Come sempre capita con i poeti, è inutile cercare Gozzano nel Canavese, l’operazione giusta è semmai quella contraria e cioè quella di cercare il Canavese in Gozzano, attraverso una rilettura dei suoi versi e delle sue prose: lettere, articoli, piccole memorie. Paolo Mauri, che di Gozzano scoprì e pubblicò nel 1966 la prima stesura de L’assenza, ricostruisce la trama sottile che lega il poeta ai suoi luoghi e al milieu culturale da essi rappresentato, ponendo sullo sfondo le figure di Massimo d’Azeglio e di Giuseppe Giacosa: due conterranei che non per nulla «arredano» i suoi versi. L’indagine vuole essere un omaggio all’autore dei Colloqui e insieme uno strumento per meglio sondare il miracolo di una poesia profonda e originalissima ma capace di apparire lieve come una favola d’altri tempi.